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L’idea iniziale era quella di organizzare un raduno di una giornata in questa zona del Friuli. Purtroppo il tratto di ciclabile che attraversa la laguna da Grado a Belvedere è stato realizzato con un materiale assai poco adatto al passaggio dei velocipedi: questo pregiudica di fatto la fruibilità di uno dei tratti più suggestivi del percorso a causa del notevole pericolo di cadute e di forature. Pertanto, in attesa di una “messa in sicurezza” di questo passaggio, dovremo rinviare questa occasione a un futuro tutt’altro che prossimo.
Tuttavia ieri (ostinatamente) abbiamo approfittato della presenza di Peter Osterversnik (in Italia per la consegna di un nuovo trike) per ripercorrere questo tracciato. Così non solo abbiamo esaudito la sua richiesta di pedalare in riva all’Adriatico ma per l’occasione abbiamo anche radunato un po’ dei suoi clienti.
Questo anello di circa 50 km inizia ad Aquileia, paese ricco di importanti testimonianze del passato: d’obbligo la visita agli scavi archeologici, alla basilica ed al battistero. Appena oltre l’abitato, pedalando sulla Ciclovia Alpe Adria (FVG-1) in direzione di Grado, si imbocca la nuova pista ciclabile asfaltata che porta a San Lorenzo di Fiumicello. Si prosegue verso Fossalon, dapprima su pista ciclabile e poi su strada poco trafficata. Superato il ponte sul fiume Isonzato, si percorre per un breve tratto una strada trafficata in direzione di Monfalcone. Svoltare a destra alla prima strada asfaltata seguendo le indicazioni per Fossalon e, giunti in questo piccolo borgo, svoltare a sinistra in direzione dell’argine del fiume Isonzo. Raggiunto l’argine, si svolta a destra e si percorre integralmente questa tranquilla stradina asfaltata che ci porta fino all’argine che protegge queste terre bonificate dal Mar Adriatico. Qui si svolta a sinistra e si raggiunge il villaggio di pescatori di Punta Sdobba, edificato proprio sulla foce dell’Isonzo. Presso il porticciolo possiamo ammirare numerosi esemplari di cigno reale che arrivano dall’altra sponda del fiume dove si trova l’importante oasi naturalistica dell’Isola della Cona.
Per raggiungere Grado, percorriamo la panoramica pista ciclabile dal fondo in cemento che corre per diversi chilometri sull’argine che separa l’Adriatico dalla terra ferma. Presso una piccola pineta ci fermiamo per il pranzo. Nel frattempo il tempo, inizialmente uggioso, inizia a migliorare: i banchi di nebbia che nascondevano il mare si diradano ed il sole prende forza. Ripartiamo per l’ultimo tratto di ciclabile sull’argine, alla fine del quale scendiamo e imbocchiamo una panoramica stradina asfaltata che costeggia il Canale Averto. Questo specchio d’acqua fa parte dell’area protetta della “Valle Cavanata” e durante l’inverno ospita una miriade di uccelli acquatici. La presenza di poche anatre e di qualche svasso maggiore in questo specchio d’acqua conferma tuttavia che siamo oramai alla fine dell’inverno e che la gran parte degli uccelli migratori hanno già iniziato il loro lungo viaggio verso i siti riproduttivi dell’Europa centrale e settentrionale. Aggiriamo gran parte di questa oasi naturalistica pedalando su una pista ciclabile dal fondo naturale di discreta qualità. Arrivati al ponte che scavalca il canale di Primero, che collega la laguna al mare, la ciclabile ridiventa asfaltata e ci permette di raggiungere la famosa località turistica di Grado, costeggiando quasi integralmente la trafficata strada che porta a Monfalcone. Mentre visitiamo brevemente il lungomare ed il centro storico dell’ “Isola d’Oro”, i nostri originali velocipedi suscitano l’interesse di molti turisti. Dopo aver pedalato attraverso le strette calli del centro storico, costeggiamo la riva del porto affollata delle reti e degli attrezzi di lavoro dei pescatori. Quindi, oltrepassato il ponte girevole, si imbocca la famigerata pista ciclabile che collega l’isola di Grado al paesino di Belvedere sulla laguna. Il paesaggio è spettacolare ma la sciagurata scelta del materiale che pavimenta questo tratto della Ciclovia Alpe Adria non ci fa apprezzare la traversata della laguna. Maledicendo più volte i progettisti di quest’opera, arriviamo finalmente presso la vecchia stazione ferroviaria di Belvedere. Il tratto di ciclovia che ci riporterà ad Aquileia è stato costruito sul vecchio tracciato della ferrovia che fino agli anni ’30 del secolo scorso portava i turisti al capolinea di Belvedere. Da qui i villeggianti si imbarcavano nei traghetti che facevano la spola con l’isola. La costruzione del terrapieno con la relativa strada di connessione tra Grado e Belvedere provocò il fallimento della società che gestiva il trasporto ferroviario tra Cervignano e la laguna. Tuttavia i binari e le traversine sono rimaste in loco fino a pochissimi anni fa, quando sono state rimosse per cedere il passo alla Ciclovia Alpe Adria. Purtroppo pochi mesi fa sono stati stupidamente rimossi anche un passaggio a livello e un vecchio segnale ferroviario: se restaurati avrebbero potuto rappresentare un bell’esempio di archeologia dei trasporti. Ma torniamo alla nostra pedalata: appena arrivati sulla terraferma, il brecciolino che pavimenta la pista ciclabile lascia il posto a un ruvido asfalto. Alcuni tratti presentano ancora la pavimentazione originaria, con una fine ghiaia che ricopre la base asfaltata. Questa soluzione davvero poco funzionale per il notevole attrito e le fastidiose vibrazioni che trasmette ai ciclisti, sembra tuttavia piacere molto a progettisti ed amministratori, probabilmente per mero effetto visivo. Tuttavia le numerose cadute di ciclisti provocate dagli accumuli di ghiaino sulla ciclabile e le conseguenti denunce, hanno costretto gli amministratori a rimuovere questo strato superficiale e a lasciare solo il ruvido basamento in asfalto. Finalmente rientriamo ad Aquileia, dove abbiamo iniziato la nostra pedalata. Questa bella giornata è stata rovinata solo in parte dallo stato della Ciclovia Alpe Adria. Quello che più dispiace è di constatare come i molti milioni di euro stanziati per realizzare questo asse portante della mobilità ciclistica regionale siano stati stupidamente affidati a dei progettisti che probabilmente la bicicletta l’hanno usata soltanto quando erano bambini.

AARM6 (2015)

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